
di Sergio Straface
[Leggi] l'articolo su M@gm@ Rivista Elettronica di Scienze Umane e Sociali v.7 n.1 2009


di Sergio Straface
di Sergio Straface
[Leggi] l'articolo su M@gm@ Rivista Elettronica di Scienze Umane e Sociali v.5 n.3 2007
The Chemical night
di Sergio Straface
"Quando gli uomini si trovano di fronte a qualcosa di nuovo
si affannano a cercare le parole per dare un nome all’gnoto,
anche quando non possono definirlo né comprenderlo."
Eric J. Hobsbawm, Il secolo Breve
Roma 16.06.2007, Stadio della Pallacorda.
Sul palco, strumenti-macchine musicali. Dietro e ai lati, pannelli video digitali. Sotto, grappoli di giovani,
All’imbrunire, assieme al sole si dissolve anche la musica del dj set. Attimi di silenzio perentoriamente moderati da urla smaniose. Come in un dinamico sincronismo le mani si protendono tutte su nel cielo e le urla diventano sempre più acute.
Le luci sinaptiche e l’intro No path to follow preparano l’escursione disgiuntiva verso e nell’altrove per un viaggio senza itinerario. Comincia la performance de The Chemical Brothers.
Flash accecanti con pugni serrati. Musiche debordanti e panorami acustici sincretizzati con visual art, in un magma di urla e grida. Galvanize
The time has come to
hold..
hold..
hold..
hold..
don’t hold back
don’t hold back
don’t hold back
don’t hold back
galvanize! C’mon, c’mon, c’mon
world, the time has come to.. push the button
world, the time has come to.. push the button
world, the time has come to.. push the button
world.. my finger, is on the button
my finger, is on the button
my finger, is on the button
Push the button!
...
Seguono miscele di immagini de-formate ed elettro bombardamenti musicali che riempiono l’aria di laser. Come tentacoli s’innestano in corpi performanti e performati da un’orgia cromatica musicalmente connotata. Musica che si materializza, prende forma e transustanzia in luce cennettiva. Musica fluida ri-suona in corpi posseduti da sonorità digitali che pluralizzano l’io in una moltiplicazione di ii performanti, amplificati e sensorializzati.
Oggi l’Antropologia della Musica - della musica elettronica in particolare - necessita di un approccio che sappia riformulare paradigmi tradizionali e si diriga verso la ricerca multisensoriale, data l’inafferrabilità dell’oggetto, con un sentire che non si restringe all’orecchio ma che coinvolge l’intero tessuto corporale (M. Canevacci, 2006).
Si ritiene che sia necessario partire dall’ascolto etnografico della musica, con un approccio in grado di superare la postura obsoleta che focalizza l’osservazione come unico metodo d’indagine. Occorre rinunciare alla conoscenza come unico progetto di ricerca abbandonandosi all’esperienza come viaggio ai limiti dell’umano possibile (G. Bataille, 2002).
La ricerca musicale, etnograficamente connotata, riguarda quella che ancora non si è ascoltata, quella che non è ancora stata composta e che attende di essere sperimentata. Che delude l’immaginazione preconcetta e che stimola creativamente i sensi performanti. Musica senza nessun percorso da seguire.
La ricerca contemporanea deve così sperimentare nuove scene culturali e nuovi linguaggi, in una pragmatica della mutazione e dell’ibridazione, novità degli attuali scenari metropolitani.
Un’antropologia della musica, dunque, che abbandona le musiche etniche o quelle più propriamente folkloriche, ma sconfina in ambiti musicali ibridi e sonorità inedite corporalmente percepite. Musica che si ascoltata con l’intero corpo che sperimenta l’ignoto.
In una recente intervista Diego Minciacchi, artista e scienziato impegnato nell’ostico intento di tradurre in suoni i meccanismi di funzionamento del cervello, dichiara: Considero il brano la registrazione dell’attività di un cervello che lotta per la propria sopravvivenza (D. Minciacchi, 2007).
La musica contemporanea, di fatto, non è più una esperienza simbolica o catartica, ma connettiva (M. Canevacci, 2006). Sperimentazione musicale performante come trama polisemica che connette, distorcendo la dimensione soggettiva la ibridizza, e nella ricerca delle differenze produce neo-identità che sperimentano l’oltre.
Qualche mattina dopo arriva un messaggio: Hi hi..che bello! Sono felicissima di aver vissuto tutto quello anche con te! È stata una serata che ci ricorderemo sempre..assolutamente fantastica!
Bibliografia
Georges Bataille, L’esperienza interiore, Bari, Dedalo, 2002.
Gragory Bateson, Verso un’ecologia della mente, Milano, ed Adelphi, 1982.
Carlo Branzaglia, Pierfrancesco, Pacoda, Alba Solaro, Posse italiane. Centri sociali, underground musicale e cultura giovanile degli anni ’90 in Italia, Firenze, ed. Tosca, 1992.
Massimo Canevacci, De Angelis, Mazzi, Culture del conflitto. Giovani Metropoli Comunicazione, Costa & Nolan, Genova, 1995.
Massimo Canevacci, Sincretismi. Esplorazioni diasporiche sulle ibridazioni culturali, Milano, Costlan Editori S.r.l., 2004.
Sandrone Dazieri, Italia overground. Mappe e reti della cultura alternativa, Roma, ed. Castelvecchi, 1996.
Clifford Geertz, Opere e vite, Bologna, Il Mulino, 1990.
Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del Cyberspazio, Milano, Giacomo Feltrinelli Editore, 2002.
Alan P. Merriam, Antropologia della Musica, ed. Sellario di Giorgianni, 2000.
Diego Minciacchi, Le cellule del cervello sono capaci di fare musica, intervista ne il manifesto, martedì 17 Luglio 2007, pag. 14.
Francesco Remotti, Contro l’identità, Bari, Laterza & Figli S.p.a., 2005.
Gianfranco Salvatore, Techno-Trance. Una rivoluzione musicale di fine millennio, Roma, ed. Castelvecchi, 1998.
Chiara Santoianni, Popular music e comunicazioni di massa, Roma, Edizioni Scientifiche Italiane, 1993.
Sorce Keller, Musica e sociologia. Una breve storia, Milano, ed. Ricordi, 1996.
Webgrafia
Massimo Canevacci, Dissonanze digitali, ne M@gm@ vol.4 n.2 aprile/giugno 2006, www.analisiqualitativa.com/magma/0402/editoriale.htm
Videowebgrafia
Chemical Brothers, www.video.google.it/videosearch?q=chemical+brothers+Roma+2007